sabato , 18 agosto 2018
Lo sai che....

Loch Ness esiste davvero o è una bufala?

Ricorrenza importante per il mostro di Loch Ness, a tal punto che anche Google lo celebra con il suo doodle. Il motivo è l’81° compleanno della celebre foto che lo avrebbe immortalato.

Qualsiasi bambino, almeno una volta, ha fantasticato di poter incontrare un animale preistorico vivo e vegeto. Secondo alcuni criptozoologi, ricercatori sulle tracce di organismi non riconosciuti, questo sogno non è impossibile: sulla Terra ancora si aggirerebbero animali scampati all’estinzione.

Secondo i credenti del criptide si avrebbero testimonianze già a partire dal VI secolo dopo Cristo, quando Columba di Iona, patrono di Irlanda e Scozia, bandì una “bestia” dalle acque del fiume Ness. Ma il mito di Nessie comincia solamente nel 1933, quando George Spicer raccontò al giornale The Inverness Courier di essersi imbattuto, assieme alla moglie, in un animale di aspetto preistorico che aveva attraversato davanti a loro una delle strade intorno al lago. La descrizione era molto simile a quella del dinosauro del fil King Kong del 1933, che nel Regno Unito era uscito da pochi mesi.

In mano alla stampa la creatura diventa immediatamente “un mostro” che si aggira in quello che diventerà forse il bacino più famoso del mondo. Dal 1933 in avanti gli avvistamenti si moltiplicano enormemente e cominciano ad arrivare anche le prime fotografie, tra cui la famosa “foto del chirurgo“, così chiamata perché il presunto autore, il medico Robert Kenneth Wilson, non diede al giornale Daily Mail il permesso di pubblicare il suo nome.

È questa la foto celebre che ha fissato nel pubblico la moderna immagine del mostro, facendolo uscire dal mondo della fantasia e facendolo vedere come animale prestorico.

“La foto del chirurgo” però è la prima bufala ideata per il mostro di Loch Ness o poi soprannominato Nessie. Una bufala bella e buona perchè in realtà si trattava di un sottomarino giocattolo opportunamente modificato per sembrare Nessie. L’ideatore della bufala era il cacciatore, nonchè attore e regista, Marmaduke Wetherell, che aveva voluto prendersi una rivincita sul famoso giornale Daily Mail.

Nel 1933 il giornale, cercando di sfruttare la febbre di Nessie (anche se l’affettuoso nomignolo si affermerà nel decennio seguente), aveva infatti ingaggiato Wetherell per catturare il mostro. Appena arrivato al lago, il grande cacciatore scovò subito sulle rive quelle che sembravano le impronte di un essere gigantesco. Gli zoologi del Natural History Museum analizzarono i calchi, ma dopo una decina di giorni rivelarono che ogni singola impronta era stata lasciata con una zampa di ippopotamo essiccata, per la precisione quella posteriore sinistra.

Nel 1975 il figlio di Wetherell, Ian, confessò di essere il vero autore della foto al giornale The Sunday Telegraph e raccontò come uno degli scatti più celebri del mondo non fosse altro che una presa in giro. La notizia non ebbe molta diffusione ma nel 1990 David Martin e Alistair Boyd, due appassionati della caccia a Nessie, riscoprirono l’articolo e cominciarono a scavare, fino a che nel 1993 arrivarono all’unico burlone ancora in vita, Christians Spurling, il figliastro di Wetherell autore del modellino. Spurling raccontò loro ogni dettaglio, compresa l’origine delle impronte da cui tutto aveva avuto inizio: la zampa essiccata utilizzata non proveniva da un portaombrelli, ma faceva parte di un posacenere in argento, ancora in possesso della famiglia. La storia è raccontata nel libro Nessie: The Surgeon’s Photograph Exposed, Thorne Printing (1999).

Il sottomarino giocattolo spiega anche per quale motivo l’oggetto nella foto sembri così piccolo rispetto alle onde del lago, ben lontano dalle dimensioni di un mostro, e in pochissimi oggi rimangono convinti dell’autenticità della “foto del chirurgo”, e loro non erano usciti allo scoperto per paura, essendo che aveva fatto molto scalpore a quei tempi.

La foto del chirurgo non è la sola bufala su Nessie, ma di per sé questo non può naturalmente provare che Nessie non esista. Possibile che migliaia di avvistamenti siano tutti frutto di auto-inganno? E che tutte le altre fotografie non provino proprio nulla?

Quello che si può dire è che, anche escludendo gli emuli di Wetherell e grossolani abbagli, nessuna delle (poche) fotografie nitide proposte sta in piedi come prova di un gigantesco animale sconosciuto alla scienza perché sono facilmente spiegabili senza tirare in ballo la criptozoologia. Questa foto subaqua del 1975

potrebbe far battere il cuore anche a qualche scettico, ma purtroppo la dura realtà è che nel 1987 una successiva spedizione ha appurato che si trattava solo di un tronco marcescente, e in ogni caso un animale di grandi dimensioni non sarebbe potuto entrare nell’inquadratura poiché la visibilità nel loch è limitata a poche decine di centimetri a causa della caratteristica torba che ricopre le sponde.

Questa torbidità, inoltre, limita moltissimo la fotosintesi rendendo il lago poco produttivo ed è anche questo che, in assenza di prove a parte, rende scettici i biologi sulla presenza di Nessie. La durata degli avvistamenti implicherebbe la presenza non certo di un solo animale, ma di una popolazione riproduttiva: come è possibile che queste gigantesche creature riescano a sfamarsi quando la produzione primaria è così bassa?

Loch Ness inoltre si è formato durante l’ultima glaciazione, circa 10.000 anni fa: un ambiente un po’ troppo recente per ospitare, anche solo ipoteticamente, un gruppo di rettili che si è estinto assieme ai dinosauri alla fine del Cretaceo.

Eppure, secondo i criptozoologi, qualcosa deve esistere in quelle cieche acque, e il turismo di questa parte delle Highlands ringrazia.

 

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