mercoledì , 18 ottobre 2017
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I segreti del Carnevale: le origini delle maschere veneziane

bautaSe parliamo di Carnevale viene subito in mente un unico luogo: Venezia. Già, perchè questa bellissima città riesce a rendere speciale un vento folkloristico ormai ben radicato nel nostro paese. Ma vi siete mai domandati quali sono le origini del Carnevale, e soprattutto quello relativo alle sue maschere più belle? Ecco, a questo proposito, cosa abbiamo scoperto.

Innanzitutto, è bene precisare che le origini di questa festa sono molto (ma molto) antiche. I più anziani tramandano ai nipoti i racconti più belli, e si narra che fin da tempi immemori in questo periodo si era soliti cambiare saluto, e pronunciare un’unica frase: “Buongiorno Siora Maschera!”.

Già, questo era il consueto saluto tra i cittadini di Venezia proprio nel periodo in cui l’identità personale, il sesso o la classe sociale smettevano di avere importanza: le differenze scomparivano magicamente sotto l’incantesimo delle splendide maschere di Carnevale. Vediamo, allora, una delle più belle: la Bauta

La Bauta (con l’accento sulla u) è una delle maschere più conosciute ed utilizzate nel Carnevale di Venezia. Sembra che la sua origine sia ancora oggi sconosciuta, tanto sia antica: ciò che è certo è che l’utilizzo di questa maschera, da parte sia degli uomini che delle donne, si è intensificato a partire dal XVIII secolo, e continua ancora oggi nel Carnevale moderno.

Essa può essere indossata in due modi diversi: la Bauta maschera o Larva (dal latino, significa fantasma o, appunto, maschera) rappresenta una semplice maschera che cela il viso ma permette di bere e mangiare. La Bauta costume, invece, è formata da un mantello, altresì chiamato tabarro, di colore scuro, con un cappello a tricorno nero e la Larva.

Il costume della Bauta veniva molto spesso utilizzato sia teatro che nelle feste. Un’ultima curiosità sulla storia di questa maschera: la bauta veneziana veniva utilizzata anche quotidianamente, per corteggiare o essere corteggiati in reciproco anonimato.