venerdì , 24 novembre 2017
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Uomo: il suo intestino trasforma il cibo in alcol

matthew hoggUn uomo di trentaquattro anni, Matthew Hogg, è affetto da una rarissima “malattia“, ovvero l’uomo ogni volta che mangia qualcosa contente amidi o zuccheri, si ubriaca. Questo problema è dovuto al suo stomaco che trasforma queste sostanze in alcol. L’uomo ha affermato che per lui questo è un grandissimo problema, e che ha speso molti soldi, ovvero 50.000 sterline per poter guarire da questa patologia con la quale convive da quando era appena un bambino, ma sembra che non vi siano stati grandi risultati. Questa “rara” patologia è dovuta a dei microorganismi che vivono nel suo intestino.

Tuttavia la malattia gli è stata diagnosticata solo in età adulta, quando era ancora piccolo, non sono riusciti a capire di cosa si trattava. Per di più, questa patologia lo ha costretto a seguire una dieta alimentare a base di carne, pesce e verdure. Infatti, in questo modo, l’uomo riesce a minimizzare al meglio gli effetti di una sbornia e dei problemi legati al fegato. Matthew soffre di questo disturbo da ben 20 anni. Durante un’intervista ha spiegato: “Ho avuto problemi di digestione per tutta l’infanzia, All’inizio mi avevano diagnosticato la sindrome del colon irritabile, ma durante l’adolescenza i miei sintomi si sono molto aggravati, fino ad arrivare a gonfiarmi di gas dopo i pasti così tanto che potevo sentire il gorgogliare della fermentazione che avveniva nella parte bassa del mio addome. La cosa più preoccupante però era che ho iniziato a sviluppare nuovi, tremendi sintomi. Mi sentivo intossicato, insieme a una lunga lista di sintomi in tutto il corpo che includevano affaticamento cronico, dolori muscolari, mal di testa cronici, indebolimento mentale, sbalzi d’umore e così via. Durante l’adolescenza ho sperimentato varie volte postumi alcolici molto duri, che di solito raggiungevano il loro apice la mattina, dopo un pasto ricco di carboidrati. Avevo forti mal di testa, un’intensa nausea, talvolta conati di vomito, disidratazione, bocca secca, sudori freddi e brividi. Era come se la notte precedente fossi uscito e avessi bevuto un bar intero, ma non avevo consumato alcol. Mi ero rivolto ad uno specialista di Londra, il Dott. Keith Eaton. Dalle analisi che mi fece, scoprì che il mio intestino produceva quantità di etanolo a partire dal lievito, insieme a grossi quantitativi di altri alcoli associati con il metabolismo di vari batteri della flora intestinale. Eaton mi diagnosticò l’Auto-Brewery Syndrome, e la sua diagnosi venne poi confermata da altri medici specializzati in malattie rare e croniche.

La malattia ha avuto su di me un grande impatto. Fino ai 16 anni ero un ottimo studente e trovavo piacevole e gratificante studiare. Ero anche un buon atleta sportivo e avevo una buona vita sociale. Quando la malattia ha iniziato a manifestarsi è cambiato tutto. Ho iniziato a fare molta fatica a scuola, quando nella mia testa sapevo che non avrei dovuto avere problemi. Ho anche dovuto smettere di fare sport perchè mi bastava una piccola corsa per sentirmi esausto e talvolta facevo fatica anche solo ad alzarmi la mattina. Avevo paura, non sapevo cosa mi stesse succedendo, ed ero anche frustrato e arrabbiato per non essere più in grado di mantenere gli alti livelli di rendimento a cui ero abituato. La mia vita sociale ne ha sofferto molto, mi sentivo solo, mi sono allontanato dai miei amici, mi mancavano l’energia e le motivazioni per mantenere delle relazioni sociali.

A 18 anni ho tentato di entrare all’Università di Sheffield per studiare informatica. Ma alla fine non ce l’ho fatta, perché vivere lontano da casa, studiare e socializzare, tutto in una volta, era troppo per la mia mente e il mio corpo avvelenato. Sono durato meno di due semestri, sono tornato a casa e ho cominciato a cercare lavoro, ma tutti i lavori che ho trovato erano troppo faticosi per me, quindi mi sono arreso e ho fatto domanda per avere la pensione d’invalidità. Alle persone affette da questa sindrome non è riconosciuta la pensione d’invalidità ma, a quel punto, mi erano state diagnosticate anche la sindrome del colon irritabile, la depressione e l’ansia cronica, e la mia domanda è stata accettata.

Ho vissuto della pensione di invalidità dal 1999 al 2008, quando “The Environmental Illness Resource”, il sito che avevo aperto, dedicato all’informazione su malattie croniche poco conosciute, ha iniziato a generare dei buoni profitti pubblicitari e sono diventato un imprenditore. Questo periodo di autosufficienza è durato però solo fino al 2012; ora vengono mantenuto dai miei genitori e da Mandy, la mia meravigliosa fidanzata, con cui vivo. Continuo a gestire The Environmental Illness Resource al meglio che posso perché le informazioni che fornisce aiutano un sacco di persone che vivono situazioni simili alla mia. Avevo molti sogni—diventare un professore, un atleta professionista, uno scienziato, un ingegnere o un pilota d’aerei. Per come stanno le cose adesso, ho quasi 35 anni e passo le giornate a casa.

Ogni giorno è una tortura—anche se faccio del mio meglio per pensare positivo, mantenere le amicizie e credere che un giorno riuscirò a riavere la salute. Tutto ciò che voglio è la possibilità di farmi una vita, una famiglia e godere di amicizie e passatempi. Se mangiassi regolarmente quello che si mangia in una dieta normale, cioè grano, frutta e cibi trattati con zuccheri addizionati, avrei tutti i giorni i sintomi che ho descritto. Fortunatamente ho imparato a modellare la mia alimentazione in modo tale da minimizzare la fermentazione che avviene nel mio intestino. Per molti anni ho seguito una dieta vicina a ciò che si mangiava nell’età della pietra: carne, vegetali, noci e semi. Nonostante questo, la causa a monte della mia condizione non è mai stata trattata con successo, e quindi soffro ancora dei sintomi cronici della mia sindrome, tra cui affaticamento, dolori, bassa tolleranza allo stress e disfunzioni cognitive. Semplicemente non ho più i sintomi di un forte dopo sbronza“.